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Genova

IL NOME

L'origine del nome Genova è controversa. Alcuni fanno risalire il nome alla radice indoeuropea celto-ligure dell'età del ferro “geneu” (ginocchio) oppure “genu” (mascella, bocca, imboccatura), riferita alla forma naturale dell'approdo primitivo sul mare, ovvero alla foce di uno degli antichi corsi d'acqua del luogo. Secondo un'altra teoria l'origine del nome potrebbe essere riportata ad una parola etrusca, ritrovata su un coccio di vaso, contenente la scritta Kainua, che in lingua etrusca significherebbe "Città nuova". Una ulteriore teoria farebbe derivante il termine dal greco Xenos, straniero. I Greci e i Romani chiamavano la città “Genua” che, sotto il dominio dei Franchi, divenne “Jenua”, termini che si fanno derivare da ”Janua”, porta, ovvero da “Giano,” il dio bifronte.

 Di queste teorie ne approfondiamo due:

1) Quella che fa capo alla antica radice celtico-ligure “genu”, ossia bocca o imboccatura, è corroborata dal fatto che la maggioranza dei linguisti considerino Genua e Genaua (Ginevra) varianti dello stesso nome (soggetto a contaminazioni etrusche) e testimonierebbe l'origine fluviale della città, che, nel caso di Genova, sarebbe nata alla foce del Bisagno. La marineria antica, infatti, aveva bisogno di tirare in secco le barche; per questo era importante il porto fluviale, così come lo era, fin dalla preistoria, a Pisa e a Roma. Nell'antichità la foce del Bisagno era molto più ritirata rispetto alla linea di costa di oggi e, in corrispondenza della attuale piazza della Vittoria, si allargava un'ansa che si inoltrava tra la collina di Carignano e quella di Albaro, fino alla foce del fiume, nella quale le imbarcazioni trovavano un sicuro riparo. Il ritrovamento di un villaggio dell'età del Bronzo in piazza Brignole, la palafitta del 5000 a.C. in piazza della Vittoria e la necropoli etrusca all'Acquasola confermerebbero, secondo il Soprintendente ai Beni Archeologici della Liguria Gambari, l'origine fluviale di Genova e di conseguenza il termine Genua, ossia imboccatura, come più probabile origine del nome.

2) E' La leggenda che vuole che il nome derivi dal mitico Giano, primo re d'ltalia, profugo da Troia con Enea ed Antenore, che divenne un dio romano della Pace e che avrebbe fondato Genova molto prima di Roma. La tradizionale fedeltà della popolazione Genuate a Roma, risalente alle guerre puniche, ha reso inevitabile che successivamente, in epoca medievale, la derivazione romana venisse presa in maggiore considerazione e che la città assumesse il nome latino di Ianua, derivandolo direttamente da Janus, ovvero Giano. Come il Giano bifronte, Genova ha due facce: una rivolta verso il mare, l'altra oltre i monti che la circondano; gli antichi romani consideravano Giano come l'iniziatore dell'uso della moneta nella società e il protettore di tutti i passaggi: della porta di casa, delle porte di accesso alle città, dei porti e dei valichi (denominati appunto anche porte). Ciò trova un solido riscontro tutt'oggi nel fatto che Genova sia considerata e spesso chiamata "la porta d'Europa sul Mediterraneo", una porta tra il mare e la pianura. La porta ha un'importanza particolare nella cultura architettonica genovese e questo rapporto si palesa sia negli antichi portali decorati, sul cui stipite è posto un bassorilievo spesso raffigurante San Giorgio che uccide il drago, o altre scene di santi, sia nelle porte che nei vari secoli si sono aperte lungo le mura della città e nel valore simbolico loro dato. Anche nella Cattedrale di San Lorenzo esiste un'immagine di Giano con la scritta Ianus Primus Rex Italiae e ne è conservato un busto marmoreo in Piazza Sarzana, che da lui sembra derivare il nome. L'immagine ambivalente del Giano bifronte, che guarda al passato e vede il futuro, Genova - città proiettata al futuro ma che sa guardare al proprio passato - la rispecchierà sempre, anche nei suoi simboli, in particolare nel Grifone (con la fierezza del leone e la nobiltà dell'aquila, vicino a Dio e forte in terra), nella propria vocazione di luogo di servizi, nelle sue istituzioni, nelle sue orgogliose tradizioni. Lo stemma di Genova riassume infatti questi valori rappresentando la corona regale, tenuta ai lati da due grifoni, sormontata proprio dalla testa bifronte di Giano.

In dialetto genovese il nome della città ha subito una contrazione: in passato veniva chiamata Zénoa, mentre oggi viene chiamata Zêna.

 

GENOVA IN PROSA E IN POESIA

«...Ma se ghe penso, alua mi veddo o mâ, veddo i mæ monti / e a ciassa da Nonsiâ, / riveddo o Righi e me s'astrenze o chêu, / veddo a lanterna, a Cava e, lazzû, o mêu ... / Riveddo a séia Zena illûminâ, / veddo là a Foxe e sento franze o mâ...»

(Mario Cappello, Ma se ghe penso)

 

Genova che mi struggi,

intestini carruggi

Genova e così sia

Mare in un osteria

(Giorgio Caproni)

 

Scarsa unghia di terra che orla il mare,

chiude la schiena arida dei monti

scavata da improvvisi fiumi,

morsa dal sale come l’anello d’ancoraggio

(Camillo Sbarbaro)

 

Vedrai una città regale, addossata a una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica Signora del mare.

(F. Petrarca)

 

Superba ardeva di lumi e cantici / nel mar morenti lontano Genova / al vespro lunare dal suo / arco marmoreo di palagi.

(Carducci, Odi barbare)

 

A Genova ti porterei dal mare

che tu scoprissi la lama piantata nel fianco alla montagna

e mentre il gozzo sciabordando si avvicina

si accendessero i forti e i santuari

ad uno ad uno

come stelle di maggio all'imbrunire.

 Ti sbarcherei rapido al Mandraccio

e infilandoci nell'ombra a Sottoripa

ti avvolgerei di umidi odori di fritti,

di pesce e segatura.

Ti condurrei sicuro fra rugose seraccate

di neri palazzi e chiese bianconere

sbreghi di luce e gatti pigri.

Scivoleremmo di porta in porta

fino all'attacco di una rossa creuza

bordata d'edera e difesa

da alti muri e denti aguzzi

di bottiglie frante.

 E mentre ogni rumore si disbanda

tra isolati richiami di fringuelli

raggiungeremmo un portico, un balcone, una veranda

e da lì, polvere di madreperla,

vedresti Genova com'è

gelosa e schiva

baciata al mare e in esso flessa.

(Guido Conforti, Cetera)